Milano, cure ai (ricchi) stranieri, i pazienti bloccati dai visti

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Milano scommette sulle cure ai (ricchi) pazienti stranieri, ma i malati sono bloccati dai visti, che devono essere dati dai consolati italiani all’estero. Così Diana Bracco, alla guida del Cluster tecnologico nazionale scienze della vita (Alisei), sollecita una soluzione in una lettera inviata lo scorso 13 dicembre ai ministri Beatrice Lorenzin (Salute) e Carlo Calenda (Sviluppo economico): «C’è un problema relativo all’ingresso di pazienti non europei. Dovrebbe essere data attenzione ai medical visa (visti medici), debolezza dell’apparato burocratico che, sulla scorta di iniziative già messe in atto per altri ambiti strategici (come l’investor visa for Italy), potrebbe essere un elemento chiave per la promozione, lo sviluppo e il finanziamento del sistema sanitario».

Di giovedì la presentazione in Assolombarda di un sito (www.healthlombardy.eu) che faccia da vetrina per promuovere il turismo sanitario. L’obiettivo è attrarre gli health travellers, i viaggiatori della salute, prevalentemente arabi e russi. I colossi della Sanità privata accreditata hanno fiutato il business da un paio d’anni: il mercato è utile anche a rimpinguare i bilanci in un momento in cui i finanziamenti pubblici sono a crescita zero. Già nel giugno 2015, come raccontato nei mesi scorsi in un’inchiesta del Corriere, il gruppo ospedaliero Humanitas sigla un accordo con la compagnia assicurativa sanitaria Daman controllata dal governo di Abu Dhabi (in modo che i tre milioni di titolari dell’assicurazione degli Emirati Arabi e degli altri Paesi del Golfo Persico possano farsi curare nelle strutture dell’imprenditore Gianfelice Rocca): gli stranieri che si rivolgono all’Humanitas sono mille l’anno, in crescita del 20%. Il Gruppo San Donato della famiglia Rotelli la scorsa primavera vola a Dubai per inaugurare una sede di rappresentanza nel distretto sanitario di Healthcare City: i pazienti che provengono dall’estero sono 870, in aumento del 10%. E anche l’Istituto europeo di oncologia (Ieo) fondato da Umberto Veronesi è attivo su questo fronte, con 1.300 malati (più 30%).

Ora la svolta del portale Internet per essere ancora più competitivi. Fra i poli ospedalieri che aderiscono al progetto Humanitas, Gruppo ospedaliero San Donato, Ieo, Cnao di Pavia, Centro cardiologico Monzino, Centro diagnostico italiano, Istituto Auxologico. Ma la consapevolezza è che per riuscire a essere davvero attrattivi vadano superati i problemi burocratici. Spiega Gian Luca Mondovì (Humanitas), coordinatore del gruppo di lavoro Medical tourism di Assolombarda: «Sono appena stati negati tre visti. E non per motivi di terrorismo. L’ospedale aveva mandato al consolato tutta la documentazione, anche quella bancaria dell’avvenuto pagamento del 70% delle spese stimate. Eppure il rifiuto, in particolare per uno dei tre pazienti, è stato motivato da dubbi sulla solvibilità.

Ma il paziente aveva già pagato oltre quanto la legge prescrive (il 30%) e il rischio imprenditoriale se lo assume la struttura sanitaria che fa già le proprie valutazioni». Aggiunge Gabriele Pelissero, presidente del Gruppo sanità di Assolombarda e dell’Associazione italiana ospedalità privata (Aiop): «Per essere competitivi dobbiamo concorrere alle stesse condizioni dei competitor europei. L’obbligo di pagamento dell’Iva da parte dei pazienti stranieri va rapidamente superato». Nella sua lettera Bracco ribadisce: «È di grande importanza incentivare l’attrazione dei pazienti stranieri anche non comunitari, con un sistema efficiente che possa accogliere le esigenze dei “clienti”, desiderosi di un’attenzione quanto più tempestiva possibile».

Fonte http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/18_febbraio_02/milano-cure-ricchi-stranieri-pazienti-bloccati-visti-0b6c7cba-07e7-11e8-bfab-d44c18e4815f.shtml

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