‘Sex and the city’, vent’anni fa la rivoluzione in tacchi a spillo del quartetto di single

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La loro fu una rivoluzione in tacchi a spillo, firmati Manolo Blahnik, of course. La serie Sex and the city il 6 giugno compie vent’anni, lo skyline di New York è cambiato come il volto delle protagoniste che erano carine, speciali a modo loro, e adesso sono donne puma. Eppure Sarah Jessica ParkerKim CattrallKristin Davis e Cynthia Nixon hanno segnato la storia del costume: guardandole mettevano allegria. Sì, le ragazze single potevano parlare di sesso come gli uomini e essere egoiste, fare shopping selvaggio senza sensi di colpa. Potevano anche essere svalvolate, ma libere.

Quel quartetto in giro per le vie di Manhattan (con conseguenti tour sui luoghi cult, da Meatpacking all’Upper west side) ci ha fatto illudere che il mondo era a portata di mano, bastava prenderselo. Nessun telefilm ha influenzato la moda e il costume, ha cambiato il modo di raccontare le donne in tv come Sex and the city. New York, l’altra  protagonista, non era mai stata così scintillante. Dopo l’attentato dell’11 settembre 2001, la serie Hbo cambia la sigla; il nome di Sarah Jessica Parker non appare più tra le Torri gemelle, da sempre il simbolo della città, ma con l’Empire State Building sullo sfondo.

Carrie Bradshaw l’abbiamo conosciuta con la chioma indomabile, seduta alla scrivania della sua casa a Greenwich village: negli anni con la panterona Samantha, la romantica Charlotte, la carrierista Miranda si sono perse, ritrovate, innamorate. Il ricco Mister Big (Chris Noth), tanto carino ma con quegli inquietanti capelli color mogano, alla fine si era riscattato; però Baryshnikov, bello e impossibile, come alternativa non era male.

Carrie, che nella sua rubrica sentimentale scriveva :”È tipico delle relazioni: a volte da fuori sembrano più belle”, diceva una piccola grande verità; come quando osservava che “la relazione più importante, difficile ed emozionante, è quella che si ha con se stessi”. Le donne lo sanno ed è un peccato che i due film tratti dalla serie non abbiano seguito l’ispirazione iniziale, inzeppati di sponsor, tutto firmato dalla A alla Z. Il secondo capitolo addirittura volgare, con Samantha fuori controllo e Carrie trasformata con gli occhi a fessura.

Vent’anni dopo, fuori dal set, il quartetto è disintegrato e volano gli stracci. Kim Cattrall, alla morte del fratello, chiede a Sarah Jessica Parker di non farsi pubblicità col suo dolore. Le dà dell’ipocrita, le dice pubblicamente che non vuole le sue condoglianze. Le fan s’interrogano, la risposta arriva tra gossip e testimonianze. Parker avrebbe mobbizzato l’attrice sul set. Quando annuncia il terzo capitolo del film, Cattrall dice subito no, il progetto sfuma.

Cynthia Nixon ha tentato la carriera politica, ma non basta aver girato Sex and the city e amare la Grande mela per diventare governatore di New York. Solo il 5 per cento dei democratici la sostiene nella corsa, la vittoria di Andrew Cuomo è schiacciante. E anche lei, intervistata sul fenomeno Satc, appare critica. Spiega che nel film di Sex and the city c’era una scena che l’ha imbarazzata come poche: quando mister Big mostra a Carrie la fantasmagorica cabina armadio grande come una sala da ballo. “Ma come? Non era una serie sulle donne indipendenti, artefici del proprio destino?”. Di Kristin Davis, ovvero la gallerista Charlotte, la perfettina col filo di perle, l’unica che sa davvero cosa vuole – fare la moglie e avere figli – si sono un po’ perse le tracce.

In America in occasione dei vent’anni della serie è uscito il libro Sex and the City and usHow four single women changed the way we think, live, and love di Jennifer Keishin Armstrong, che ricostruisce come lo showrunner Darren Star abbia portato sullo schermo il best seller di Candace Bushnell, con tutti i retroscena. Parker non era convinta di accettare il ruolo, aveva in ballo tanti progetti ma Star la convince: ha pensato subito a lei per Carrie, deve essere lei a interpretarla. In effetti i dialoghi sono perfetti, l’attrice intuisce le potenzialità della storia ma mette una serie di paletti. Non vuole dire troppe parolacce e nelle scene di sesso non vuole mai apparire nuda (tanto per quello ci pensa Samantha). Star la rassicura e mantiene la parola: anche negli incontri ravvicinati, Carrie porta la biancheria e non si toglie mai il reggiseno. Parker capisce che è importante lavorare dietro le quinte e diventa anche produttrice.

Se sullo schermo con le amiche è un idillio, sul set sarebbero volati i coltelli. Ma il successo è travolgente: dal 6 giugno 1998, data del debutto, al 22 febbraio 2004, quando va in onda l’ultima puntata, dall’India alla Norvegia dall’Ungheria al Sudafrica, le donne con Sex and the city sognano indipendenza, aperitivi e shopping, come le amiche inseparabili che però, di puntata in puntata, perdono credibilità.

Lo stesso Star confessa: “Se autorizzi altre persone a scrivere e produrre il tuo show, poi devi lasciarle seguire la loro visione. Ma credo che nel finale la serie abbia tradito ciò di cui si era occupata fino a quel momento. Cioè del fatto che le donne non devono necessariamente trovare la felicità nel matrimonio”. Molto complicato spiegare che la felicità non si trova da single e spesso neanche da sposate. Per essere felici bisogna decidere di esserlo.

fonte:http://www.repubblica.it/spettacoli/tv-radio/2018/05/31/news/20_anni_di_sex_and_the_city_-197756731/

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