Le trappole del ricorso in Cassazione

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Gennaro Iannotti

Edito da Giuffrè, “Le Trappole del ricorso in Cassazione” è un libro molto interessante, interamente dedicato agli operatori del diritto, che offre spunti di riflessione importanti sullo stato in cui versa oggi la giustizia italiana. Firmato dall’avvocato Gennaro Iannotti e dal giudice della corte di cassazione Raffaello Magi, il testo affronta, con un linguaggio chiaro ed immediato, temi delicati relativi all’ultima tappa dell’iter giudiziario italiano (il terzo grado di giudizio): le mille facce della inammissibilità del ricorso, lo stile ed i modi della prospettazione difensiva accoglibile, il ruolo degli ermellini nell’affrontare i ricorsi tra il vizio logico o il controllo sul superamento del ragionevole dubbio. In questo articolo, l’Avv. Gennaro Iannotti ci illustra le tecniche di scrittura per redigere correttamente un ricorso.

Avvocato Iannotti, esiste un orientamento comune di scrittura di un ricorso?

Una premessa appare necessaria. In Cassazione, prima di giudicare la sentenza, giudicano il ricorso, vuoi perché il ricorso è lo strumento della conoscenza primaria della vicenda processuale da parte del giudice di legittimità, vuoi perché è il terreno sul quale si traccia l’effetto devolutivo del giudizio. In questo contesto, molta attenzione deve essere prestata alla sua forma, che deve essere necessariamente chiara e sintetica, evitando, tuttavia, di scadere nella superficialità. In caso contrario, qualora si presentasse in maniera acciarpata e confusa, il ricorso potrebbe essere valutato peggio di come avrebbe meritato. Il protocollo di intesa stabilito tra la Corte di Cassazione ed il Consiglio Nazionale forense del 17 dicembre 2015 ha dato tutta una serie di indicazioni (non vincolanti) sull’estetica del ricorso: ma è più un galateo “para processuale” tra avvocati e giudici che non ha una valenza precettiva. Il problema è che oggi, a causa del carico di lavoro della Corte e – forse – anche a causa del ricambio generazionale dei magistrati, il diritto alla verifica di legittimità si è trasformato in un’aspettativa.

Bastano le raccomandazioni del protocollo per rendere chiara la fondatezza di un argomento?

Nel protocollo si esorta l’avvocato ad organizzare, secondo lo schema codicistico, l’esposizione dei motivi e dare loro una sequenza logica: in pratica la sentenza deve essere chiara e concisa, secondo la norma codicistica, mentre il ricorso deve convincere il giudice della bontà della soluzione prescelta, esternando le ragioni di tale scelta. Primo Levi, di cui quest’anno ricorrono i cento anni dalla nascita, nel suo scritto intitolato Dello scrivere oscuro, sosteneva che “non si dovrebbe scrivere in modo oscuro, perché uno scritto ha tanto più valore, e tanta più speranza di diffusione e di perennità, quanto meglio viene compreso e quanto meno si presta ad interpretazioni equivoche”. Conseguentemente, più il ricorso sarà scritto adoperando un lessico chiaro e trasparente, tanto più sarà compreso dal giudice istituzionalmente tenuto a leggerlo. La sinteticità di contenuto (e non di dimensione di testo), la precisione dei termini (bisogna sempre ambire alla perfezione comunicativa) e la leggerezza pensosa tanto evocata da Calvino sono altri requisiti fondamentali che portano ad una maggiore ricchezza dei contenuti, dando loro forza argomentativa.

di Roberta Imbimbo

Per maggiori info: www.studiolegaleiannotti.it

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