Le ultimissime frontiere nel trattamento dell’alluce valgo

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Interventi mininvasivi senza mezzi di sintesi metallici

L’alluce valgo è una patologia funzionale dell’avampiede, caratterizzata dalla deviazione della prima articolazione metatarso – falange, associata alla formazione di una protuberanza ossea che sporge. Questa patologia, la cui incidenza è in aumento negli ultimi anni in termini percentuali, colpisce quasi sempre le donne over 40 e, oltre ad avere un forte impatto estetico, con il tempo tende ad aggravarsi, diventando sempre più invalidante. “Quando l’alluce valgo provoca disagio e dolore si deve ricorrere necessariamente alla chirurgia” asserisce con enfasi il dott. Massimiliano Fini, noto medico chirurgo specialista in Ortopedia e Traumatologia, che attualmente esercita la propria professione presso la clinica Quisisana di Roma e presso Villa Letizia dell’Aquila. Uno specialista particolarmente attento alle nuove tecniche di chirurgia mininvasiva del piede, che dal 2006 lavora assiduamente nell’equipe del dottor Alessandro Caprio, noto specialista ortopedico; un’equipe altamente qualificata che dal 2012 ad oggi ha effettuato con successo circa 600 interventi chirurgici all’anno.

Dott. Fini, quali sono le ultimissime frontiere nel trattamento dell’alluce valgo?

Negli ultimi anni, il progresso tecnologico e la ricerca scientifica hanno consentito di perfezionare tecniche sempre più a dimensione di paziente, il cui unico obiettivo è quello di ripristinare la funzionalità delle articolazioni compromesse, riducendo sensibilmente l’angolo di valgismo. Tra queste, spicca la tecnica mininvasiva anatomica, una metodica altamente all’avanguardia che riduce notevolmente i problemi della chirurgia tradizionale aperta. L’intervento è effettuato in anestesia loco-regionale e in regime di day hospital: la Ankle Block, ovvero il solo blocco periferico della caviglia, consente una gestione ottimane del dolore e un più rapido recupero del paziente: l’arto operato rimane, infatti, addormentato il tempo sufficiente a placare il dolore nell’immediato post-operatorio. Ovviamente, se il paziente lo desidera, può essere leggermente sedato in modo da non vivere con ansia il momento dell’intervento.

Nello specifico, quali sono i vantaggi di questa procedura chirurgica?

Il mancato uso di mezzi di sintesi metallici – come viti o cambrie – evita possibili intolleranze meccaniche o allergiche, riduce il rischio infettivo in tale sede, elimina la procedura di rimozione dei chiodi, il dolore post-operatorio ma soprattutto consente una ripresa immediata della deambulazione: il paziente può, infatti, camminare con apposita calzatura poche ore dopo l’intervento; il carico immediato riattiva la circolazione, accelerando in maniera drastica il recupero funzionale del piede. Generalmente questa chirurgia produce ottimi risultati, soprattutto in termini di complicanze postoperatorie e soddisfazione del paziente.

Per maggiori info: www.massimilianofini.it

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