Donato Notarfrancesco

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I vantaggi della chirurgia mininvasiva in ortopedia

Come in numerose altre branche mediche, anche in ortopedia l’evoluzione delle tecniche chirurgiche, sempre più accurate e rispettose del patrimonio osseo e dei tessuti molli periarticolari (muscoli, vasi e nervi) ed i progressi nella tecnologia con cui vengono realizzate le protesi ortopediche, sempre più custom-made, biocompatibili e resistenti all’usura, rendono l’artroprotesi totale di anca uno degli interventi di maggior successo nella chirurgia ortopedica. La ormai collaudata via d’accesso anteriore mininvasiva è in grado di assicurare risultati funzionali eccellenti ad un sempre maggior numero di pazienti. Ad illustrarci le ultimissime frontiere in materia, è il dott. Donato Notarfrancesco, noto Chirurgo Ortopedico, Responsabile del reparto di Ortopedia della clinica Salus di Battipaglia.

di Roberta Imbimbo

Dott. Notarfrancesco, cosa si intende per chirurgia mininvasiva dell’anca?

Grazie alla chirurgia mininvasiva, è oggi possibile intervenire nei casi più avanzati di degenerazione dell’articolazione dell’anca risparmiando il patrimonio osseo e i tessuti molli periarticolari non coinvolti nel danno e praticando tagli di pochi centimetri. Rispetto alla chirurgia tradizionale a cielo aperto, la ormai collaudata via d’accesso anteriore, non prevedendo né distacchi né sezioni muscolari, permette quindi un approccio conservativo e rispettoso dell’anatomia dell’articolazione, garantendo da subito un’ottimale stabilità dinamica dell’anca ed una sensibile riduzione delle perdite ematiche peri-operatorie, con minore ricorso alle trasfusioni, spesso veicolo d’infezioni post-operatorie.

Quali vantaggi offre questa particolare via d’accesso?

Essa offre numerosi vantaggi: riduce il trauma chirurgico in modo significativo; consente una sensibile riduzione della lunghezza delle cicatrici chirurgiche, del dolore post- operatorio, del tempo medio di ricovero e, conseguentemente, anche dei costi sociali. Grazie al rispetto delle strutture nervose e muscolari, il paziente è in grado di iniziare precocemente il percorso rieducativo fast-track, assistito da diversi specialisti; la particolare gestione del paziente prima, durante e dopo l’intervento, agevola la mobilizzazione immediata post-chirurgica ed assicura un più rapido recupero funzionale, permettendo un veloce ritorno alle normali attività quotidiane e sportive, obiettivo molto richiesto da pazienti sempre più giovani, esigenti e desiderosi di riprendere il prima possibile il proprio stile di vita. Ovviamente si tratta di una metodica che non può essere applicata a tutti i tipi di pazienti (si rivela particolarmente rischiosa ad esempio in caso di diabete, obesità ed altre comorbilità importanti): deve essere dunque il chirurgo, con la sua esperienza e professionalità, a garantire il successo dei protocolli fast track, valutando attentamente le modalità d’intervento più appropriate in base al quadro clinico del paziente.

Per maggiori info www.donatonotarfrancesco.it

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