I nuovi orizzonti nel trattamento dell’HPV

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Lucia Casarella

I nuovi orizzonti nel trattamento dell’HPV

L’infezione da Papilloma Virus Umano (Human Papilloma Virus, HPV) è un’infezione virale molto diffusa, che si trasmette generalmente per via sessuale tramite contatto con la pelle o con le mucose infette (l’OMS stima che più del 90% degli uomini e delle donne sessualmente attivi siano contagiati nel corso della loro vita). Nella maggior parte dei casi, si tratta di una patologia benigna che, pur tuttavia, deve essere trattata con tempestività: se trascurata, infatti, può evolvere in lesioni precancerose o cancerose anche gravi. “L’importanza della prevenzione è quindi massima in questo campo, poiché evita la progressione di una malattia ad alto rischio oncogeno” asserisce con enfasi la dott.ssa Lucia Casarella, Specialista in Ostetricia e Ginecologia, attualmente in servizio presso la Casa di Cura Malzoni di Avellino, uno dei centri italiani più avanzati nel trattamento dell’endometriosi e delle patologie oncologiche ginecologiche.

Dott.ssa Casarella, quanto è importante la prevenzione in questo campo?

Moltissimo. Nella maggior parte dei casi, le infezioni da HPV decorrono in maniera del tutto asintomatica e circa il 90% delle donne riesce a superare l’infezione, entro tre anni dal contagio, in maniera totale e definitiva. Sebbene la capacità dell’organismo di debellare il virus  sia straordinaria, alcune lesioni progrediscono lentamente verso forme precancerose o cancerose: tra queste, la più temuta è il carcinoma del collo dell’utero. La tempestività della diagnosi è, quindi, fondamentale: il Pap test, se eseguito regolarmente ogni anno, può abbassare di oltre il 70% il rischio di incorrere in un tumore della cervice uterina. L’alterazione del test permette, infatti, al medico di riconoscere in modo precoce un’eventuale lesione del collo dell’utero e di pianificare l’opportuno trattamento terapeutico da intraprendere in tempi celeri, riducendo le possibilità di progressione della patologia.

La prevenzione gioca, quindi, un ruolo molto importante non solo dal punto di vista personale ma anche sociale.

Esattamente. Oggi abbiamo un’arma molto importante per prevenire la diffusione di questa malattia: la vaccinazione, che in alcuni paesi europei, ha ridotto sensibilmente l’infezione non solo tra le ragazze vaccinate (<90%) ma anche tra le non vaccinate (<55% grazie all’immunità di gregge). Il virus circola di meno e anche chi non si vaccina beneficia della vaccinazione generalizzata. Per poter offrire la migliore protezione è, tuttavia, opportuno eseguire il vaccino prima del contatto con il virus, che tipicamente avviene con l’inizio dell’attività sessuale, ovvero tra gli 11-12 anni, anche se la sua efficacia profilattica è dimostrata e ben documentata fino ai 45 anni di età (il vaccino non protegge contro tutti i tipi di papilloma HPV, ma contro la maggior parte di quelli pericolosi). La vaccinazione contro il papilloma dei nostri figli (maschi e femmine), non è solo un gesto di responsabilità personale, ma anche un gesto di responsabilità sociale.

 

Per maggiori info: www.lucia-casarella.com

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