Antonio Salerno

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Professionalità, esperienza ed affidabilità: sono questi i tratti distintivi dello Studio Legale Salerno da oltre 20 anni altamente specializzato nel fornire consulenza ed assistenza a dirigenti, docenti, personale ATA e a quanti coinvolti, a qualsiasi titolo, in controversie in materia di istruzione. Dal lontano 2000 Antonio Salerno, brillante avvocato di Salerno, ha infatti cominciato ad occuparsi del contenzioso del “mondo” della Scuola, ove nel corso del tempo, estendendo ed ampliando le sue competenze anche agli ulteriori aspetti giuslavoristici e civilistici, ha concentrato le sue attenzioni professionali patrocinando e rappresentando gli interessi dei propri assistiti su tutto il territorio nazionale, offrendo assistenza qualificata anche nelle giurisdizioni superiori.

Avv. Salerno, ci racconti la sua storia. Com’è nata la sua passione per questa professione?

Sono un figlio del 1970, nato a Salerno, e prima dell’Avvocatura la mia grande passione è stata l’attività sportiva che ha avuto un ruolo determinante nella formazione della mia personalità, poiché mi ha aiutato a sviluppare ed affinare numerose qualità. Su tutte la capacità di affrontare e superare le difficoltà, l’attitudine a collaborare e “fare squadra” con gli altri, la consapevolezza delle proprie capacità e una forma mentis vincente. Sono stato atleta d’interesse nazionale della Federazione Italiana Scherma e questa disciplina mi ha regalato enormi e indimenticabili soddisfazioni. Tra le altre, mi sono laureato Campione italiano individuale nella Spada Under 20 nel 1987 a Foggia, sono salito diverse volte sul podio in manifestazioni nazionali (la più importante resta una Medaglia di Bronzo conquistata ai Tricolori Assoluti a Squadre) e per due volte sono stato tra i convocati per i Mondiali Juniores. Per due anni ho gareggiato sotto i colori del gruppo sportivo Fiamme Oro della Polizia di Stato e per diverse stagioni sono stato istruttore di numerosi atleti. La passione sportiva, che è stata per me un’importante palestra di vita, ha sempre camminato di pari passo con la vocazione professionale, che mi ha avvicinato sin da giovanissimo al mondo della Legge. Con un unico obiettivo: essere un buon avvocato, una missione che richiede impegno, costanza e soprattutto passione. Per poter difendere al meglio i diritti di ogni assistito è infatti importante saper gestire il proprio lavoro come una vera e propria filosofia di vita, una mission da portare avanti con cuore, impegno e dedizione in ogni consulenza legale. Ed è quello che io faccio ormai da più di 20 anni!

Lei ha sempre avuto una formazione squisitamente amministrativistica, curando, innanzi ai competenti TAR territoriali ovvero al Consiglio di Stato, le più disparate questioni di pertinenza del Giudice amministrativo. Poi, nel proseguo della sua formazione, ha deciso di dedicarsi in modo specifico al mondo scuola. Perché? 

Per una serie di incroci, nel tempo ho preferito settorializzare il mio lavoro, diventando un importante punto di riferimento nazionale per quanto riguarda i conteziosi del mondo scuola, negli ultimi anni aumentati in maniera vertiginosa. Una premessa, però, appare necessaria. Con la famigerata Legge 107, il governo Renzi ha inteso operare una riforma significativa nel grande universo della scuola: si è trattato di una vera e propria rivoluzione – un nuovo approccio al modo di vedere il mondo dell’istruzione che purtuttavia ha generato non pochi dissidi – finalizzata a dare una svolta netta al precariato scolastico grazie al reclutamento di insegnanti “freschi” e pronti a soddisfare le esigenze della scuola del futuro. Già in precedenza, la Corte di Giustizia Europea aveva sostanzialmente censurato l’operato dell’amministrazione italiana per abuso di ricorso ai contratti a termine oltre un certo lasso temporale (i famosi 36 mesi), violando in tal modo i diritti dei lavoratori scolastici. La cosiddetta legge della Buona Scuola di Renzi, quindi, è nata proprio dall’esigenza di stabilizzare in blocco quanti più precari storici possibile (circa 55 mila) per ottemperare alla sentenza dei giudici di Strasburgo.

 

In che cosa consisteva il maxi-ricorso del 2018 che lei ha patrocinato?

Subito dopo la Legge del 2015, lo Stato ha iniziato a bandire procedure concorsuali sequenziali commettendo, a mio avviso, un grave errore di valutazione poiché ad oggi c’è una vastissima categoria di docenti che risultano ancora collocati nelle famigerate Graduatorie Ad Esaurimento (GAE), dalle quali lo Stato potrebbe attingere personale altamente qualificato, invece di bandire annualmente procedure concorsuali. Tra queste spicca appunto quella del 2018, un Concorso c.d. Semplificato Puro, riservato ai soli docenti abilitati all’insegnamento e/o specializzati sul sostegno, a fronte del quale vi è stata una miriade di ricorsi per lo più da parte di laureati non abilitati e docenti Itp. Personalmente ho rappresentato circa seimila persone, davanti al TAR e al Consiglio di Stato, che rivendicavano il diritto di partecipare a questo concorso semplificato, per poter poi accedere al mondo della scuola. Ciò che abbiamo messo in discussione è stata l’esclusività della procedura che, in quanto tale, viola il concetto di pubblico concorso (nello specifico, ad essere violati sarebbero gli articoli 3, 51 e 97, ultimo comma della Costituzione). La nostra azione ricorsiva è stata purtroppo stroncata: sul punto è infatti intervenuta la Corte Costituzionale che ha dichiarato legittimo il meccanismo di reclutamento del personale riservato esclusivamente ad una sola categoria (i docenti abilitati alla professione!), in quanto legato ad esigenze di natura straordinaria, come appunto quella di consolidare specifiche professionalità già operative all’interno dell’Amministrazione stessa.

Un ricorso che ha avuto esito diverso è stato quello di reclutamento Vigili del Fuoco “discontinui”. Ce ne può parlare?

Sì, in quell’occasione il Consiglio di Stato ha accolto l’appello promosso dal mio Studio disponendo l’ammissione del mio assistito al concorso finalizzato alla definita stabilizzazione dei Vigili del Fuoco “discontinui”, ovvero di quei vigili volontari che dovrebbero intervenire solo in casi di assoluta eccezionalità, eccezionalità che invece è diventata la prassi. I discontinui sono infatti diventati soggetti stabilmente incorporati, che percepiscono una busta paga con le medesime mansioni dei vigili regolamenti assunti. E così, il Collegio ha condiviso le censure promosse dal mio Studio con il preciso intento di evidenziare da un lato il perpetrato abuso della categoria dei “discontinui” e dall’altro l’irragionevolezza di una selezione concorsuale basata su parametri di idoneità fisici diversi e più stringenti (D.M. 78/2008) rispetto a quelli (D.M. 05.02.2020) utilizzati per l’attività di discontinuo, capziosi ed illegittimi.

Progetti?

Tanti, quali l’apertura di nuove sedi, scelta sollecitata dell’elevato numero di contenziosi e di clienti distribuiti in tutta la Penisola e nuovi approcci al mondo del Diritto con metodo scientifico.

 

 

 

Per maggiori info: www.avvocatoantoniosalerno.it

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