Negli ultimi anni, il congelamento ovocitario – o crioconservazione degli ovociti – è diventato uno degli strumenti più efficaci della medicina riproduttiva per preservare la fertilità femminile. Una possibilità concreta per molte donne che desiderano programmare con consapevolezza la propria maternità, evitando di ricorrere a cure complesse e costose quando il problema dell’infertilità si è già manifestato. Ne abbiamo parlato con il dott. Raffaele Ferraro, ginecologo del Genesis Day Surgery & Scientific Research Scarl, realtà di riferimento nella procreazione medicalmente assistita (PMA).
di Roberta Imbimbo

Dottor Ferraro, che cos’è esattamente il social freezing?
È una procedura che permette di preservare gli ovociti attraverso il congelamento a temperature estremamente basse. Gli ovociti vengono prelevati dopo una breve stimolazione ormonale e vitrificati, cioè congelati in modo ultrarapido, così da conservarli perfettamente nel tempo.
Quando la donna decide di avere un figlio, potranno essere utilizzati per una fecondazione assistita con le stesse possibilità di successo di ovociti “freschi”. Il congelamento degli ovociti offre pertanto alle donne la possibilità di custodire nel presente il loro futuro di madri: chi oggi non può pensare a una gravidanza, per ragioni personali o di vita, potrà affrontarla domani con consapevolezza e serenità, quando arriverà il momento giusto.
A chi si consiglia di farlo?
In origine era riservato alle donne che dovevano affrontare terapie mediche o interventi che potevano danneggiare la fertilità. Oggi, invece, è sempre più una scelta preventiva consapevole. Significa anticipare un problema che, in molti casi, arriva solo dopo: la riduzione della riserva ovarica con l’età. Una donna nasce con circa due milioni di ovociti, ma questo numero non resta costante nel tempo. Già all’inizio della pubertà la riserva ovarica scende a circa 400.000 ovuli, e intorno ai trent’anni si riduce a circa 27.000. Quando si arriva alla menopausa, nelle ovaie restano in media poco più di un migliaio di ovuli, spesso non più in grado di generare una gravidanza naturale. Il messaggio, quindi, deve essere chiaro: preservare prima è molto più efficace che curare dopo.
Quindi è fondamentale pensarci per tempo. Qual è l’età ideale?
L’età biologica è il vero fattore chiave. L’ideale sarebbe prima dei 32 anni, quando gli ovociti sono ancora di ottima qualità e garantiscono tassi di gravidanza più alti. Dopo i 38-40 anni la riserva ovarica cala in modo rapido e la possibilità di concepire, anche con l’aiuto della PMA, diminuisce sensibilmente (un valore di AMH inferiore a 0,5 ng/mL indica una riserva ovarica molto bassa, segno che la fertilità sta diminuendo in modo significativo). Congelare i propri ovociti da giovani significa quindi mettere in banca la propria fertilità, prima che il tempo biologico la riduca.
Molte donne pensano che la fecondazione assistita basti. Perché non è così?
Perché la fecondazione assistita può aiutare, ma non può fermare il tempo. Se la qualità degli ovociti è già compromessa, nessuna tecnica può restituirla. Congelare ovociti “giovani” è una forma di medicina preventiva: è scegliere di non dover correre ai ripari in futuro, quando la fertilità è già ridotta. È un gesto di responsabilità verso sé stesse, verso il proprio corpo e il proprio futuro.

Come avviene la procedura?
È un percorso rapido e sicuro. Dopo esami preliminari (dosaggio AMH e conta dei follicoli antrali tramite un’ecografia transvaginale), la donna segue una stimolazione ormonale di circa dieci giorni volta ad indurre l’ovaio a produrre un numero adeguato di follicoli. Successivamente, sotto guida ecografica, il medico procede ad un piccolo intervento ambulatoriale per il prelievo degli ovociti.
Quelli maturi vengono vitrificati in azoto liquido a -196°C e possono restare conservati in sicurezza per molti anni. Quando la donna deciderà di avere un figlio, potrà utilizzarli esattamente come se il tempo non fosse mai passato.
Ci sono rischi o effetti collaterali?
Davvero minimi, grazie a protocolli personalizzati e controlli costanti. La parte più delicata è spesso quella emotiva, per questo è importante essere informate e seguite da un’équipe esperta.
La tecnologia è ormai molto avanzata e le percentuali di successo, se l’età al prelievo è buona, sono altamente incoraggianti.
Possiamo dire che è anche una scelta di libertà?
Assolutamente sì, è una libertà consapevole. Congelare i propri ovociti significa decidere con autonomia il momento giusto per diventare madre, senza pressioni, senza ansia e senza dover affrontare percorsi più complessi in età avanzata. Non è una garanzia di gravidanza, ma una possibilità concreta in più, costruita con intelligenza e lungimiranza.
Qual è il messaggio finale che vuole dare alle donne?
Di non aspettare. La fertilità non è infinita e l’informazione è la prima forma di tutela.
Oggi la medicina offre la possibilità di preservare in anticipo ciò che domani potrebbe diventare più fragile. Per questo dico alle giovani donne: non rimandate la cura della vostra fertilità, pensateci adesso. Congelare gli ovociti oggi può significare, domani, poter scegliere davvero — e serenamente — di diventare madri. Preservare oggi la propria fertilità significa dare al domani la possibilità di scegliere, senza fretta e senza rimpianti.






















































