Un secolo di attività è molto più di un traguardo anagrafico. È la misura della capacità di attraversare trasformazioni economiche, tecnologiche e storiche senza disperdere quel patrimonio di competenze, relazioni e valori che definisce l’identità di un’impresa. Fondata a Milano nel 1926 da Umberto Ravioli, Ravioli S.p.A. celebra cent’anni di storia industriale, conservando la propria identità familiare e consolidando la presenza sui mercati internazionali. Oggi, tra nuove applicazioni industriali, automazione e sostenibilità, la continuità si conferma una precisa scelta strategica. Ne parliamo con l’ing. Stefano Daidone, amministratore delegato, ed Elisa Barbara Daidone, responsabile comunicazione, esponenti della quarta generazione imprenditoriale.
di Roberta Imbimbo

Dott.ssa Daidone, quattro generazioni e un secolo di impresa. Che cosa significa oggi raccogliere un’eredità imprenditoriale così importante e assumersi la responsabilità di proiettarla nel futuro?
Significa innanzitutto riconoscere il valore di ciò che è stato costruito prima di noi. Abbiamo ricevuto un patrimonio che va ben oltre l’attività industriale: una cultura d’impresa, un sistema di valori e una visione che hanno consentito a Ravioli di attraversare un intero secolo. A questo si accompagna un forte senso di appartenenza e la consapevolezza che la continuità non sia mai scontata, ma debba essere conquistata attraverso l’impegno quotidiano. Il nostro compito non è semplicemente preservare quanto ricevuto, ma farlo evolvere, affinché questa storia possa continuare a generare valore anche per le generazioni future.
Dalla Milano industriale del 1926 ai mercati globali. Come si è evoluta la vostra attività e quali settori rappresentano oggi il cuore del business?
Siamo specializzati nella progettazione e produzione di apparecchi elettrici ed elettromeccanici di sicurezza, destinati al funzionamento di macchinari industriali. Operiamo in settori molto diversificati, dal sollevamento al movimento terra, dalla logistica all’automazione e alla mobilità elettrica. Le nostre soluzioni trovano applicazione in gru, escavatori, carrelli elevatori e sistemi alimentati a batteria. Siamo inoltre presenti nelle energie rinnovabili, in particolare nell’eolico, dove collaboriamo con importanti operatori internazionali. Questa diversificazione ci permette di rispondere alle esigenze di mercati differenti e di cogliere nuove opportunità di sviluppo.
Cent’anni di storia industriale significano aver attraversato crisi, rivoluzioni tecnologiche e profonde trasformazioni del mercato. Che cosa ha permesso a Ravioli non soltanto di resistere al cambiamento, ma di farne una leva di crescita?
Credo che la nostra forza risieda soprattutto nella capacità di coniugare visione imprenditoriale e attenzione alle persone. Abbiamo sempre considerato le competenze, la formazione continua e la qualità delle relazioni umane elementi fondamentali per costruire un’impresa solida. A questo si aggiunge la lungimiranza delle generazioni precedenti, che ci hanno trasmesso un principio ancora oggi centrale: vivere il presente con lo sguardo rivolto al futuro, mantenendo salde le nostre radici. È questa capacità di evolvere senza smarrire la propria identità che ha accompagnato il nostro percorso.

Ing. Daidone, in un’industria sempre più competitiva, dove si costruisce oggi la differenza tra un produttore e un partner tecnologico?
Nella capacità di coniugare qualità, sicurezza e ascolto del mercato. La certificazione ISO 9001, ottenuta già nel 1996, testimonia un impegno consolidato, ma per noi la qualità non si esaurisce nel rispetto degli standard. Significa comprendere le esigenze applicative dei clienti, sviluppare soluzioni personalizzate e garantire affidabilità nel tempo. Il nostro ufficio tecnico lavora proprio in questa direzione, trasformando richieste specifiche in opportunità di sviluppo. La flessibilità progettuale, unita all’esperienza maturata in settori differenti, rappresenta uno dei nostri principali elementi distintivi.
Avete scelto di rendicontare volontariamente la sostenibilità, anticipando obblighi che non riguardavano direttamente la vostra dimensione aziendale. Quale visione c’è dietro questa decisione?
La responsabilità sociale appartiene da tempo alla nostra cultura aziendale. Già nel 2009 abbiamo adottato un Codice Etico e successivamente abbiamo intrapreso volontariamente un percorso di rendicontazione della sostenibilità. L’obiettivo non era semplicemente formalizzare principi condivisi, ma dotarci di strumenti capaci di misurare concretamente le azioni intraprese, valutarne i risultati e individuare nuove opportunità di miglioramento. Il Bilancio di Sostenibilità rappresenta quindi un’evoluzione naturale del nostro modo di fare impresa, fondato sulla convinzione che la responsabilità debba tradursi in comportamenti concreti e verificabili.
La crescita degli ultimi anni vi ha portato a ripensare anche l’organizzazione produttiva. Come si governa lo sviluppo senza compromettere gli standard costruiti nel tempo?
Attraverso una pianificazione rigorosa e una visione di lungo periodo. Ogni tre anni definiamo un piano strategico, condiviso con i responsabili aziendali, che individua obiettivi, investimenti e priorità di sviluppo. Il forte aumento della domanda dei nostri prodotti ci ha spinto a rafforzare la capacità produttiva, anche attraverso collaborazioni con realtà specializzate del territorio lombardo. Parallelamente, investiamo nell’ampliamento delle gamme, con particolare attenzione ai connettori per applicazioni elettriche ad alta corrente e alle soluzioni destinate ad ambienti potenzialmente esplosivi. Ricerca e sviluppo, direzione e area commerciale lavorano in stretta sinergia per trasformare le esigenze del mercato in innovazione concreta.

L’ingresso della robotica rappresenta un passaggio significativo. Come cambia il rapporto tra tecnologia e lavoro in un’impresa che considera il capitale umano il proprio principale patrimonio?
Stiamo introducendo la nostra prima linea automatizzata di confezionamento, dotata di sette bracci robotici indipendenti. Si tratta di un investimento finalizzato a migliorare l’efficienza produttiva e a ridurre le attività manuali più ripetitive, consentendo alle persone di concentrarsi maggiormente su mansioni a più elevato valore aggiunto. Per una realtà di circa quaranta collaboratori rappresenta un’evoluzione importante, che riflette la nostra volontà di innovare non soltanto i prodotti, ma anche i processi. La tecnologia, nella nostra visione, deve essere uno strumento di crescita dell’organizzazione e di valorizzazione delle competenze.
Dott.ssa Daidone, se la capacità di cambiare ha consentito a Ravioli di attraversare il primo secolo, quali valori dovranno accompagnarla nei prossimi cent’anni?
Credo che il valore più importante da preservare sia il senso di appartenenza, insieme alla convinzione che un’impresa debba creare valore non soltanto attraverso ciò che produce, ma anche attraverso il modo in cui opera. La nostra storia familiare è parte integrante dell’identità di Ravioli e rappresenta una responsabilità che sentiamo profondamente. Vogliamo continuare a investire nelle persone, nella qualità, nell’innovazione e nella trasparenza: non a caso stiamo lavorando al rifacimento del nostro sito raviolispa.com. Il tutto, mantenendo quella coerenza di principi che ci ha accompagnato fino a oggi. Perché il modo migliore di onorare cent’anni di storia non è limitarsi a custodirli, ma avere la visione e il coraggio di costruire i prossimi cento.






















































