Dal 1981, un’idea semplice in un bar di provincia si è trasformata in un modello di eccellenza nel vending lombardo. Civardi Vending nasce dall’intuizione di Pier Luigi Civardi, che tra un caffè e una macchinetta automatica iniziò a immaginare un servizio diverso: vicino, affidabile, umano. Oggi, a quarant’anni di distanza, l’azienda serve quotidianamente circa 4.000 utenti tra aziende, scuole, enti e famiglie, senza mai perdere l’anima da piccolo commerciante di quartiere che ha fatto la sua forza. In un settore spesso dominato da numeri e logistica industriale, Civardi dimostra che la vera differenza si fa con qualità, attenzione al cliente, sostenibilità e responsabilità sociale : impianti fotovoltaici, furgoni elettrici, raccolta e riciclo dei rifiuti, piantumazione di alberi con Treedom, progetti con Amref health Africa Un esempio di come innovazione e tradizione possano convivere in equilibrio perfetto. A raccontarlo è Mattia Civardi, CEO di questa eccellenza future-oriented, che porta avanti assieme al fratello Lorenzo ,  l’eredità del padre Pier Luigi con uno sguardo rivolto al futuro e ai temi della sostenibilità.

di Roberta Imbimbo

 

Sig. Civardi, partiamo dalle origini: quando nasce Civardi Vending?

Le radici risalgono al 1981, quando mio padre Pier Luigi aveva un bar nella ristorazione e iniziò a inserire qualche macchinetta per uffici o feste di paese . Da lì, passo dopo passo, siamo cresciuti. La Civardi s.a.s. viene poi fondata ufficialmente nel 1986 dal Cav. Pier Luigi Civardi. Quest’anno, di fatto, celebriamo i 40 anni di storia.

Oggi che dimensioni ha l’azienda?

Circa 4.000 utenti utilizzano quotidianamente i nostri servizi, tra aziende, scuole, enti e famiglie. Operiamo nelle province di Pavia, Alessandria, Vercelli e Milano. Non abbiamo mai voluto espanderci in modo smisurato: preferiamo gestire un numero “ideale” di clienti per privilegiare la qualità alla quantità.

Nel 2000 suo padre è venuto a mancare. Come è cambiata l’azienda da allora?

All’inizio era una realtà molto familiare, oggi resta un’azienda di famiglia ma con una struttura da grande azienda. Abbiamo un’organizzazione tecnologica e logistica evoluta, però manteniamo un approccio di business da piccoli commercianti: il rapporto face to face con il cliente è centrale. È così che massimizziamo la customer satisfaction, ed è ciò che ci differenzia da chi guarda solo ai grandi numeri.

Quanto conta il legame con il territorio?

È un valore competitivo vero e proprio. Lavoriamo in un raggio di circa 50 km proprio per garantire il 100% del servizio: distributori sempre riforniti, interventi rapidi in caso di guasto, presenza costante. Siamo convinti che il rapporto umano e la vicinanza al cliente facciano la differenza.

Parliamo di qualità: cosa significa per voi?

Significa partire dal prodotto, come il caffè in grani, e arrivare al servizio. Servire circa 4.000 utenti è una grande responsabilità: dobbiamo garantire sicurezza, bontà e un vero momento di ristoro di alta qualità. La nostra crescita, dal 1986 a oggi, è passata soprattutto dalla brand reputation e dal servizio dedicato.

Negli ultimi anni avete investito molto anche sulla sostenibilità. In che modo?

In tanti modi concreti, non solo a parole. Abbiamo un impianto fotovoltaico che alimenta le movimentazioni interne del magazzino, stiamo inserendo furgoni full electric per sostituire quelli a gasolio e utilizziamo macchinari di qualità, leader di mercato, amici dell’ambiente . In più, abbiamo una partnership con un’azienda di recycling per l’economia circolare dei bicchieri di plastica: li raccogliamo presso i clienti e vengono riciclati al 100%.

Avete anche aderito a progetti ambientali e sociali internazionali, giusto?

Sì, aderiamo a Treedom,  per la piantumazione di 60 alberi l’anno certificati. Treedom è una realtà importante, che dal 2010 ha piantato oltre 4 milioni di alberi nel mondo ed è una certified B Corporation. Inoltre partecipiamo a Stripe Climate, a cui doniamo l’1% per la decarbonizzazione delle ricariche delle App dedicate,  una coalizione di aziende che investe in tecnologie per la rimozione permanente del carbonio. Dal 2025 sosteniamo Amref per portare acqua sicura, servizi igienici ,programmi di educazione sanitaria e ambientale nelle scuole e nei villaggi del Kenya.

Qual è, secondo lei, il messaggio per il settore del vending?

Che il futuro passa da qualità e sostenibilità. Il vending non può essere solo “numeri e volumi”: deve essere servizio, attenzione al cliente e responsabilità verso l’ambiente. Per Civardi Vending, quindi, innovazione non significa inseguire numeri: significa andare meglio, insieme, restando vicini alle persone e al territorio, trasformando un semplice distributore in un momento di cura, attenzione e responsabilità ambientale.

E gli obiettivi per il futuro di Civardi Vending?

Continuare nel percorso di utilizzo di prodotti sempre più sostenibili e completare l’aggiornamento dei macchinari con soluzioni sempre più all’avanguardia. Senza mai perdere la nostra identità: quella di un’azienda strutturata, ma con il cuore da commerciante di quartiere.