Nella cornice viva e complessa del Lago di Garda, dove storia, paesaggio e memoria architettonica convivono, l’architetto Lucio Merlini porta avanti una visione professionale che supera la semplice costruzione di spazi. Le sue opere sono luoghi da vivere, fatti su misura per il cliente, in cui architettura, arredamento e pittura dialogano per creare esperienze uniche. Una figura che unisce precisione progettuale, sensibilità artistica e un profondo rispetto per la storia dei luoghi. Al suo fianco, in un percorso di ampliamento dell’immagine e della comunicazione, Nicoletta Vitale, professionista attiva nel settore televisivo privato, che da anni contribuisce ad aprire nuovi canali espressivi e relazionali verso il pubblico.
di Roberta Imbimbo

Architetto Merlini, la sua immagine professionale si lega sempre più ad un concetto di architettura su misura. Cosa significa per lei?
Significa partire dalla persona. Dal suo modo di muoversi, pensare, vivere. Non mi interessa creare ambienti standard: desidero che ogni individuo possa riconoscersi nello spazio che vivrà. Per questo intreccio esigenze funzionali, criteri architettonici e identità del committente. L’architettura deve essere sartoriale, cucita addosso a chi la abiterà. Ogni progetto nasce da un equilibrio calibrato tra forma, funzione, comportamento e desiderio. È un processo complesso che richiede analisi, ascolto e una profonda comprensione della persona, combinando tecniche avanzate e sensibilità estetica. Per me architettura, arredamento e pittura non sono ambiti separati ma un unico linguaggio progettuale. L’arredamento prolunga l’architettura; la pittura ne diventa la voce. Le superfici dialogano con gli arredi, le cromie modellano i volumi e la pittura definisce atmosfere e gerarchie percettive. Il risultato deve essere armonico e immersivo. L’obiettivo è creare ambienti che non si limitino a essere abitati, ma che generino un’esperienza di vita completa: fisica, psicologica e culturale.
In che modo la cultura entra nei suoi progetti?
Cultura significa consapevolezza del passato e responsabilità verso il presente. Lavorando sul Lago di Garda opero in luoghi impregnati di storia: complessi medievali, architetture venete, strutture austriache. Restituire vita a questi edifici storici significa reinterpretarli con rispetto, senza mai tradirne l’essenza. La mia priorità è infatti creare un’architettura contemporanea nella funzione, ma coerente nella memoria. Un’architettura che non si impone, ma che si innesta con naturalezza, ristabilendo un equilibrio tra passato e presente. La cultura dà profondità, radici e verità ai luoghi. Senza cultura, un progetto è solo una forma priva di significato.

State seguendo progetti molto impegnativi legati al settore pubblico e turistico-ricettivo. Ci racconta qualcosa?
Stiamo lavorando su commesse di grande rilevanza, molte delle quali legate al settore pubblico e al turismo d’eccellenza: hotel superior, SPA, centri benessere, ristoranti, bar e luoghi d’intrattenimento integrati all’interno di edifici storici. Alcune antiche caserme di epoca austriaca, ad esempio, sono state riconvertite in strutture ricettive di lusso, a cinque stelle, con spazi esterni completamente ripensati e collegati organicamente al sistema architettonico originario. Allo stesso modo, edifici veneziani e immobili di derivazione medievale sono stati trasformati in abitazioni di alto valore, mantenendo il legame con il territorio gardesano — un territorio in cui l’architettura deve continuamente confrontarsi con la presenza dominante del paesaggio naturale, con la storia sedimentata nei materiali e con l’equilibrio ambientale. Per gli investitori privati sviluppiamo soluzioni personalizzate, spesso uniche nel loro genere, capaci di coniugare tecnologia, design e un forte impatto emotivo. La nostra attenzione è creare ambienti che si fondano con il paesaggio, rispettando natura e preesistenze. Spazi luminosi, suggestivi, capaci di generare benessere e relax profondo.
Dietro questa visione c’è evidentemente un grande lavoro in cantiere.
Assolutamente sì. Nulla si realizza senza una forte presenza sul campo. Seguo personalmente maestranze, fornitori, lavorazioni. Seguire i lavori “a 360 gradi” significa trasformare l’idea in realtà con coerenza, precisione e fedeltà. È in cantiere che il progetto dimostra la sua solidità.

Negli ultimi anni state curando anche l’aspetto dell’immagine e della comunicazione. Quanto conta questo per uno studio di architettura?
Conta molto, perché oggi la comunicazione è parte del progetto. Gazie a Nicoletta Vitale, che lavora nel settore dei programmi televisivi, stiamo ampliando i nostri canali di dialogo verso l’esterno. Non è solo promozione: è condivisione di una visione, un modo per far capire alle persone che l’architettura non è solo tecnica, ma cultura, emozione, identità.
Se dovesse riassumere la sua visione in una frase?
Progetto spazi che non si limitano a essere abitati, ma che si vivono. Luoghi che parlano alle persone, che le accolgono, le emozionano e le fanno stare bene. In un tempo in cui l’architettura rischia di trasformarsi in un esercizio puramente tecnico o in un linguaggio replicabile, credo profondamente nella necessità di un approccio che restituisca senso, profondità e identità ai luoghi. Ogni ambiente diventa un dispositivo culturale, emotivo e percettivo, capace di generare benessere e di lasciare una traccia. È questo, oggi, il valore della mia firma: la capacità – tecnica e artistica – di trasformare lo spazio in vita.























































