Fondata nel 1920 da Giuseppe Visco Gilardi, Vigilar Group rappresenta un caso raro di continuità e trasformazione nel panorama dei servizi investigativi. Nata come realtà di investigazione corporate-oriented, l’azienda ha accompagnato per decenni imprese nazionali e internazionali nella gestione di criticità complesse. Oggi, in un contesto globale dominato da rischi reputazionali, finanziari e legali sempre più interconnessi, Vigilar Group segna un passaggio decisivo: dall’investigazione reattiva all’intelligence predittiva. Non più solo intervento a danno avvenuto, ma la capacità di anticipare scenari e prevenire rischi attraverso tecnologia, dati e analisi avanzata. “Al centro di questa evoluzione vi è una visione chiara: l’intelligence come funzione strategica integrata nei processi decisionali aziendali”, afferma Davide Castro, direttore dell’area intelligence della società.
di Roberta Imbimbo

Dott. Castro, Vigilar Group nasce oltre un secolo fa. Qual è l’eredità che portate avanti oggi?
La nostra storia è un elemento distintivo. Siamo nati nel 1920 grazie all’intuizione di Giuseppe Visco Gilardi, un investigatore molto noto all’epoca, e da allora abbiamo sempre operato in ambito corporate, supportando aziende e studi legali. Questa continuità ci ha permesso di sviluppare un know-how estremamente solido, che oggi rappresenta la base della nostra evoluzione.
Negli ultimi anni avete intrapreso una trasformazione importante. Di cosa si tratta?
Abbiamo compiuto un vero cambio di paradigma: siamo passati dall’investigazione all’intelligence. L’investigazione tradizionale è, per sua natura, reattiva, ovvero interviene quando un danno si è già verificato. L’intelligence, invece, è proattiva: consente di anticipare i rischi prima che si concretizzino. È una funzione che lavora sulla prevenzione, sull’analisi predittiva e sulla capacità di intercettare segnali deboli prima che si trasformino in criticità. Questo implica un diverso posizionamento all’interno delle organizzazioni: non più supporto operativo occasionale, ma elemento integrato nei processi decisionali strategici.
In concreto, cosa significa adottare un approccio di intelligence?
Significa analizzare in anticipo il livello di affidabilità di persone e aziende. Oggi gran parte dei rischi derivano da relazioni: partner commerciali, fornitori, investitori, controparti. Attraverso attività strutturate di due diligence investigativa e analisi avanzata, siamo in grado di valutare il grado di affidabilità reputazionale, finanziaria e legale di questi soggetti. Non si tratta solo di raccogliere informazioni, ma di interpretarle, contestualizzarle e trasformarle in insight strategici, utili per decisioni più consapevoli.

In questo scenario, quale ruolo gioca la tecnologia?
La tecnologia è il fattore abilitante di questa trasformazione. Negli ultimi anni abbiamo investito nello sviluppo di una piattaforma proprietaria basata su intelligenza artificiale, InfoHunter, che rappresenta una sintesi tra esperienza investigativa e capacità computazionale. La piattaforma consente di automatizzare processi complessi di raccolta, analisi e correlazione dei dati, restituendo valutazioni strutturate e facilmente interpretabili. Allo stesso tempo, operiamo all’interno di un perimetro normativo rigoroso: ogni attività è progettata per essere tracciabile, verificabile e conforme, perché l’evoluzione tecnologica deve necessariamente accompagnarsi a un elevato livello di responsabilità.
Qual è il valore distintivo di una piattaforma come Info Hunter rispetto ai metodi tradizionali?
Il valore risiede nella combinazione di velocità, profondità e scalabilità. Le indagini tradizionali richiedono tempi lunghi e risorse significative; sono per loro natura artigianali. Con Info Hunter, invece, riusciamo a comprimere drasticamente i tempi di analisi, mantenendo al contempo un elevato livello di accuratezza. Inoltre, la piattaforma è progettata per essere integrata nei sistemi aziendali, diventando parte dei processi di governance e non un intervento esterno episodico. In altre parole, abbiamo trasformato l’intelligence da attività artigianale a infrastruttura decisionale.
Possiamo quindi parlare di una “industrializzazione” dell’intelligence?
In un certo senso sì, ma con una precisazione importante: non si tratta di standardizzare il pensiero critico, bensì di rendere scalabili e replicabili alcune fasi del processo analitico. L’elemento umano resta centrale, soprattutto nell’interpretazione e nella valutazione finale. Tuttavia, la tecnologia ci permette di amplificare enormemente la nostra capacità operativa e di offrire ai clienti strumenti decisionali più rapidi ed efficaci.
Quali sono oggi i rischi più insidiosi per le aziende?
I rischi più complessi sono quelli invisibili, o meglio, quelli che non si manifestano immediatamente. Parliamo di rischi reputazionali, di esposizioni indirette, di relazioni con soggetti che presentano criticità non evidenti. In un contesto globale, una singola decisione può avere ripercussioni su più livelli: legale, finanziario, mediatico. È per questo che l’intelligence assume un ruolo cruciale: consente di vedere ciò che non è immediatamente visibile e di agire prima che il rischio si concretizzi.
Come cambia, alla luce di tutto questo, il ruolo dell’intelligence nelle aziende più evolute?
Nelle organizzazioni più mature, l’intelligence è già una funzione integrata. Non è più relegata a situazioni di crisi, ma viene utilizzata in fase preventiva, ad esempio prima di un’acquisizione, di una partnership o dell’ingresso in un nuovo mercato. È uno strumento che contribuisce a ridurre l’incertezza e a migliorare la qualità delle decisioni.
Vigilar Group sembra muoversi su un equilibrio tra tradizione e innovazione. È questa la vostra cifra distintiva?
Esattamente. La nostra storicità ci conferisce autorevolezza e profondità, mentre la nostra propensione all’innovazione ci consente di essere rilevanti nel presente. Non abbiamo abbandonato l’investigazione: l’abbiamo evoluta. Abbiamo trasformato un’attività tradizionale in un sistema integrato, scalabile e tecnologicamente avanzato. È questa sintesi che ci distingue nel mercato.
In prospettiva, quale sarà il vero vantaggio competitivo per le aziende?
La capacità di anticipare. In un mondo in cui le informazioni sono abbondanti ma spesso frammentate, il vero valore non è avere dati, ma saperli interpretare prima degli altri. Le aziende che sapranno integrare l’intelligence nei propri processi decisionali avranno un vantaggio significativo in termini di velocità, consapevolezza e resilienza. Il vero vantaggio competitivo oggi è comprendere che l’intelligence non è più un’attività accessoria, ma una componente essenziale della governance aziendale.























































