Per anni sono state percepite come un passaggio obbligato. Oggi, però, le certificazioni stanno cambiando pelle. E rischiano di diventare uno degli strumenti più decisivi nella competizione globale. La svolta ha una data e un nome preciso: 1 gennaio 2026, entrata in operatività della Global Accreditation Cooperation Incorporated (GACI). La nuova associazione unifica il lavoro storicamente svolto da IAF (International Accreditation Forum) e ILAC (International Laboratory Accreditation Cooperation), con l’obiettivo di rendere più coerente e riconoscibile a livello globale il sistema degli accreditamenti. Tradotto: meno differenze tra Paesi, più uniformità. E soprattutto un principio chiave: per operare sui mercati internazionali non basterà più essere competitivi. Bisognerà dimostrarlo secondo criteri riconosciuti ovunque. Per capire cosa sta cambiando davvero, abbiamo parlato con Manolo Valori, direttore tecnico di CVI Italia.
di Roberta Imbimbo

Dott. Valori, la creazione della GACI rappresenta davvero una svolta nel sistema globale delle certificazioni?
Assolutamente sì. Non si tratta di una semplice riorganizzazione formale, ma di un passaggio strutturale. La GACI nasce dall’unificazione di IAF e ILAC, che per decenni hanno operato separatamente. Questo significa andare verso un sistema internazionale molto più coerente, in cui la fiducia tecnica diventa realmente trasferibile tra Paesi. È un cambiamento epocale perché riduce la frammentazione storica degli accreditamenti e rafforza l’idea di un linguaggio unico globale per la conformità. Per le imprese questo si traduce in una semplificazione concreta nei processi di export e import e in una maggiore comparabilità delle performance.
Come cambia il ruolo della certificazione nelle aziende?
Cambia profondamente. In passato la certificazione era spesso vista come un adempimento tecnico, gestito da funzioni specialistiche e separate dalle decisioni strategiche. Oggi entra nella governance. Non serve più soltanto a dimostrare la conformità di un processo, ma a misurare la capacità reale di un’organizzazione di gestire rischi, complessità e cambiamento. In questo senso diventa una vera infrastruttura della fiducia. E questo ha effetti diretti sul mercato: clienti, partner e istituzioni tendono sempre più a selezionare fornitori capaci di dimostrare standard elevati in modo verificabile e comparabile.
Quali norme stanno vivendo oggi la trasformazione più importante?
Le principali ISO sono in revisione quasi simultanea. La ISO 37001 (anticorruzione) è stata aggiornata nel 2025, ampliando il concetto di integrità. La ISO 14001:2026 rafforza la sostenibilità come elemento strategico. La ISO 9001 sarà aggiornata a settembre 2026 verso modelli più dinamici. La ISO 45001 è in revisione con nuova edizione attesa nel 2027. Questo fermento normativo riflette quindi un mercato in forte trasformazione, dove i cambiamenti ai livelli più alti si propagano rapidamente lungo tutta la filiera.
Cosa sta cambiando davvero, oltre alle norme?
Il punto centrale è che non stanno cambiando solo le norme, ma il mondo che quelle norme devono governare. I mercati sono più instabili, i rischi più interconnessi, la pressione regolatoria più alta e la reputazione più fragile. In questo contesto, la certificazione non può più limitarsi a descrivere processi ordinati. Deve misurare la capacità concreta delle organizzazioni di reggere la complessità, prevenire criticità, dimostrare integrità e adattarsi al cambiamento.
Cosa dovrebbe fare oggi un’impresa per affrontare questa evoluzione?
Cambiare prospettiva: capire che la fiducia è un asset competitivo. Serve integrare qualità, ambiente, sicurezza e integrità nelle decisioni quotidiane. Solo così la certificazione passa da costo a valore strategico. E, in un sistema sempre più complesso, la fiducia misurabile diventa il principale indicatore di credibilità e solidità.























































