La Responsabilità sociale è questione culturale che fa bene a imprese e territori

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Tutti parlano di responsabilità sociale e sostenibilità, oggi. A farlo 10 anni fa erano in pochi e c’è una persona, in particolare, al Sud, che può vantare di aver gettato prima degli altri i semi di una cultura che oggi si sta diffondendo trasversalmente in ogni ambito della società, dai settori produttivi alle attività sociali. SI tratta di Raffaella Papa che, con la sua società di consulenza e poi con l’associazione Spazio alla Responsabilità, ha lavorato per sensibilizzare le imprese sulle conseguenze di una condotta poco responsabile per poi fornire soluzioni e progetti per il cambiamento. Impostare una gestione responsabile e promuovere strumenti e strategie che andassero a beneficio delle performance delle imprese e delle ricadute nei rispettivi territori è stata la mission fin dagli inizi del Salone CSRMed, di cui il 27-29 ottobre prossimi si terrà la nona edizione a Napoli. Un’iniziativa nata dalla consapevolezza di dover sostenere al Sud la diffusione della cultura della CSR e della sostenibilità, mettendo in rete i soggetti già sensibili e operativi su questi temi e promuovendo lo sviluppo di iniziative e progetti nelle diverse filiere produttive.

 

Dottoressa Papa, in principio la CSR era materia da iniziati, poi sono arrivate le Nazioni Unite…

Nel 2015 l’ONU definisce i 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile, determinando un grande salto di diffusione e di convergenza delle azioni. L’Agenda 2030 è una grande operazione di semplificazione linguistica che ha reso comprensibili in tutto il mondo gli obiettivi comuni. Oggi l’impresa che rilegge le sue attività alla luce dell’Agenda 2030 restituisce con linguaggio univoco a livello mondiale quello che già sta facendo, costruisce valore, comunica meglio con i suoi stakeholder, con particolare riferimento a clienti e finanziatori.

Quali particolarità, nel bene e nel male, esistono nel divulgare cultura della sostenibilità al Sud?

Il vero gap, ancora oggi, è rappresentato dalla cultura d’impresa, in realtà ancora poco managerializzate, deboli sotto il profilo organizzativo, in termini di strutture, di aree funzionali, di ruoli di responsabilità. Prevale la conduzione familiare, spesso poco consapevole dell’importanza di misurare non solo le performance economiche e finanziarie, ma anche ambientali e sociali. Eppure solo misurando è possibile rendersi conto non solo delle aree di miglioramento, ma anche delle aree di rischio.

Perchè il Salone CSRMed è un’opportunità per le imprese? Cosa significa?

L’obiettivo è diffondere la cultura della sostenibilità e della responsabilità sociale nell’area mediterranea promuovendo le buone pratiche, creando occasioni di confronto e di condivisione delle esperienze e mettendo in rete profit e no profit, pubblico e privato per nuove collaborazioni. Il Salone aiuta le imprese a capire come generare valore aggiunto per sé ed il territorio in cui operano e pertanto coinvolge le diverse organizzazioni della società civile, tutte chiamate a dare il loro contributo per accelerare il cambiamento verso lo sviluppo sostenibile, con particolare attenzione, ora più che mai agli impatti sociali della transizione ecologica.

Quest’anno si prospetta un’edizione particolare del CSRMed. Ce ne spiega i motivi?

Innanzitutto torniamo in presenza, seppur con le restrizioni legate all’epidemia. Saremo al MANN, Museo Archeologico Nazionale di Napoli, come sede ospitante e come portatore di esperienze importanti, tra cui il progetto “Quartiere della Cultura”, esempio e modello di collaborazione tra istituzioni, imprese e territorio. Sarà occasione di confronto, dove promuovere azioni di responsabilità sociale già codificate che le aziende potranno adottare a sostegno di uno o più progetti. Con un doppio ritorno: poter inserire nei propri programmi e poi nel bilancio sociale azioni già predisposte e avere parte attiva in progetti condivisi di rigenerazione territoriale a vantaggio di performance e reputazione.

Parlava delle filiere industriali come vie prioritarie per diffondere la cultura della responsabilità sociale. In che termini?

Le catene di fornitura portano in sé rischi e opportunità per lo sviluppo di imprese e territori. Ad esse abbiamo dedicato uno specifico progetto, lanciato nell’edizione 2018 del CSRMed: “PRESS4Supplychain”, percorsi di responsabilità sociale e sostenibilità partendo da alcuni big player di riferimento. Abbiamo già accompagnato diverse imprese nell’ottenimento di rating ESG, a partire dal rating di legalità quale unico indicatore etico rilasciato direttamente dallo Stato, e nella rilettura delle dinamiche aziendali nella chiave degli obiettivi ONU 2030., per far evolvere le buone pratiche in obiettivi di miglioramento delle performance Enviromentl, Social e di buona Governance (ESG). Poi l’attività guarda ai fornitori, in particolare a quelli ritenuti strategici nella catena del valore, per allinearli sugli obiettivi di sostenibilità del committente, trasformando la relazione commerciale in una vera “partnership for goal”. Percorsi grazie ai quali s’innesca il “CSRGATE”, una sorta di porta astrale, di switch che si attiva quando scatta nell’impresa una diversa consapevolezza sul suo ruolo nella società, andando poi a definire le coordinate ed i punti mappa del viaggio verso la sostenibilità. Un modello pensato per le nostre “enterprice” che ho descritto anche nel mio libro, dal titolo omonimo edito da Guida nel 2020, come guida per portare l’equipaggio a realizzare con successo la sua missione, indicando la strada del cambiamento in termini organizzativi ma soprattutto dal punto di vista culturale.